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documentiRelazione Marco Dean(1.09 MB)

“LA CINA È VICINA” Spazi per l’economia e la politica regionale nel gigantesco piano cinese della Nuova Via della Seta

Venerdì 9 novembre 2018
Sala Valduga della Camera di Commercio di Pordenone-Udine
dalle ore 17

Relatori:

Sandro Fabbro, Vice presidente AFE_Associazione Friuli Europa
Mons. Guido Genero, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Udine
Marco Dean, Ricercatore di trasporti e logistica globali presso la Bartlett School of Planning, University College of London
Rodolfo Flebus, Resp. Trasporti e Logistica della Camera di Commercio di Pordenone-Udine
Renzo Marinig, Presidente Consorzio di sviluppo economico del Friuli
Michelangelo Agrusti, Presidente di Unindustria Pordenone
Giorgio Cavallo, AFE-Associazione Friuli Europa
Sergio Emilio Bini, Assessore regionale alle attività produttive e turismo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Programma:

IL TEMA DEL CONVEGNO

 

La Nuova via della seta è il nome del grande piano cinese di investimenti che interessa le principali direttrici marittime e terrestri tra Cina, Africa ed Europa. Partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, il piano mira a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi. Annunciato ufficialmente dal presidente cinese nel 2013, il piano prevede investimenti - che potranno ovviamente subire modificazioni e rallentamenti a seguito del mutare degli scenari globali -, per centinaia di miliardi di euro. Mettendo a disposizione il porto più a Nord del Mediterraneo - prima del transito delle merci verso il Nord Europa -, e cioè il porto di Trieste, l’Italia è direttamente coinvolta nel piano.

Si aprono questioni rilevanti per l’intero Paese (di carattere essenzialmente geo-politico), perché è noto che la Cina, dove va, vuole comprare e comandare, ma anche per il porto di Trieste e per l’intera regione Friuli Venezia Giulia. Fermiamoci alle questioni regionali. Per capire la portata delle opportunità come dei problemi dobbiamo fare qualche riferimento quantitativo. Fino al raddoppio degli attuali flussi di merci, sia il porto di Trieste (attualmente in corso di espansione), sia l’intero sistema infrastrutturale regionale –al momento ben strutturato ed adeguato- risultano capaci di ricevere e movimentare merci senza eccessivi problemi. Ma, se si dovessero raggiungere i livelli di carico ipotizzati al 2030 (quattro volte gli attuali), si rischierebbe, come minimo, il blocco totale della intera rete ferroviaria (la rete autostradale non va neppure presa in considerazione per ragioni ambientali ed anche perché già congestionata) e gli stessi territori interessati, anche prima di arrivare a quel punto, reagirebbero sicuramente in maniera negativa: “Via della seta? No! Molto traffico e poco sviluppo”.  La “nuova via della seta”, quindi, da opportunità per alcuni si trasformerebbe in un incubo per gran parte dei territori interessati. È necessario, allora, cominciare da subito a ragionare in maniera prospettica. L’obiettivo deve essere quello di allargare le opportunità e di ridurre i rischi su tutto il territorio regionale. Saranno necessarie, allora, sia una politica industriale regionale, in modo che l’industria manifatturiera regionale tragga il massimo di beneficio dalle potenzialità di trasformazione industriale delle merci di passaggio, sia una politica territoriale e della logistica capace di distribuire largamente, sul complesso del sistema delle infrastrutture disponibili (ferroviarie, portuali ed interportuali), gli enormi carichi di merci previsti.